lA VETRINA DEI LIBRI. Due mesi fa
George attraversa la strada con
l’aria infastidita e perplessa: due lunghe gambe femminili, e la
brunetta a cui appartengono, gli occupano la vetrina del suo
negozio di libri, e così per dare uno sguardo alle novità
letterarie dovrà aspettare che l’intrusa se ne vada. Prova a
lanciarle sguardi minacciosi e intimidatori riflessi dalla
vetrina. Le gambe della brunetta non sono male. I piedi forse un
poco grandi, chi sa per quale motivo si pretende che le brunette
alte abbiano i piedi piccoli come cinesine. Il sedere le riempie
tutta la gonna ma non sembra abbastanza rotondo. La brunetta non
pare affatto spaventata, ma piuttosto presa dai libri esposti,
non si muove di lì anzi si porta un dito alle labbra con fare
dubbioso e piega una gamba.. Ha polpacci robusti quasi da
atleta, ma la gamba nel complesso può continuare a essere
definita elegante. La giacca a quadretti le sta stretta sulle
spalle, potrebbe essere una appassionata di nuoto. Altro per ora
non si vede, nel complesso la figura è gradevole, niente grasso
eccessivo. A sorpresa la brunetta si volta, schiude le labbra
appena troppo larghe, spalanca gli occhioni neri, china un poco
la testa di lato e gli sorride interrogativa, mostrando due file
di coralli bianchi.
-Se crede di fare lo squalo con
me, avrà vita dura. - Pensa George.
Lei insiste a sorridere tra il
compatito e l’ironico.
Il suo seno è teso e alto sotto la
camicetta, ma potrebbe essere merito del reggiseno. La brunetta
si avvia con un dondolio impercettibile e George pensa che
finalmente può godersi la sua vetrina di libri, ma la brunetta è
piena di sorprese, prima di scendere il gradino del marciapiede
per andare dall’altra parte si volta ancora a guardarlo.
George sa quando deve cambiare
idea, e qualcosa gli dice che negli ultimi tempi ha lasciato
troppo spazio ai libri nella sua vita.
La brunetta passa da un
marciapiedi all’altro a ogni gradino fa un saltello da bambina
che gioca e non bada al resto del mondo. Porta i capelli
raccolti dietro e questo le lascia scoperte due deliziose
orecchie di color bianco e rosa, passa davanti a una vetrina,
si ferma a guardare una camicetta di pizzo bianco. George colto
di sorpresa fa un giravolta con indifferenza e si ferma a
qualche distanza.. Lei continua a godersi la sua camicetta di
pizzo bianco e si porta ancora il dito dubbioso sulle labbra. Le
dita sono affusolate, le unghie smaltate di rosso lucente.
George decide che può perdonarle questo vezzo del dito alle
labbra.
La brunetta si riavvia con aria
malinconica. George sa quando una cosa deve essere decisa, entra
nel negozio e ne esce con una piccola scatola rettangolare.
Accidenti non immaginava che le camicette di pizzo costassero
tanto, ecco perché le donne sono sempre così nervose e
scontente. Con aria irrequieta George scruta l’orizzonte, la
fortuna aiuta gli audaci, la brunetta è in vista . Si prosegue.
Lei ora entra in un portone ma prima si è voltata a lanciargli
un lungo sguardo.
-Quale è il tuo gioco bambola?-
pensa George disgustato.- Forse ora mi chiederai i soldi per
compare le medicine alla povera zia malata?- La brunetta apre
il cancello in ferro battuto dell’ascensore e rimane in attesa
di George entrato nel portone.
-Dove andiamo?-
-All’ultimo piano naturalmente.-
George ha un tamburo nello
stomaco.
Ultimo piano. E’ il piano del
tetto, non c i sono porte di appartamenti. I due si
fronteggiano, la brunetta gli prende decisa la scatola
rettangolare.
-Perché mi tremano le dita?- pensa
George mentre la scatola gli scivola via.
-Non so se è la misura giusta.-
-Siamo qui per provarla.-
Si toglie la giacca a quadretti e
glie la allunga. Poi si sfila la maglietta con l’ippopotamo
rosa e la mese sul suo braccio sopra la giacca. Il reggiseno
nero non sembra avere problemi particolari con la brunetta, le
sue spalle sono larghe al naturale non ci sono spalline nella
giacca, si vedono le scapole in risalto . Le braccia sono
tornite ma forse non all’altezza delle gambe, i gomiti un poco
ruvidi. Ma le mani promettono giardini di delizie: bianche sul
dorso, il palmo appena sfumato di rosa, le lunghe dita morbide e
tenere. La brunetta ha finito di spogliarsi e apre la scatola,
lasciando George un poco deluso ma tutto sommato soddisfatto di
come si mettono le cosa. Lei indossa la camicetta nuova e mette
la sua maglietta nella scatola, fa una giravolta e lancia la
scatola, che George afferra la volo con qualche incertezza per
la difficoltà di guardare lei e la scatola allo stesso tempo.
La brunetta riapre la porta
dell’ascensore. I due scendono. Accade l’incredibile. La
brunetta volta le spalle a George, si solleva la gonna, si china
e si abbassa le mutande rosa.
-Guardare ma non toccare-, dice
lei decisa.
Le mutande sono lunghe al
ginocchio e ricamante, tipo Pellegrina del Mayflower. George è
in preda all’incantesimo, capisce che la gonna aderente le
appiattiva ingiustamente il sedere.
-Dio mio, è tondo come il sole.-
Pensa.
Quanto alle cosce, George non
ricorda pollastra che ne avesse di migliori.
I due ora sono sul portone. La
brunetta si avvia fuori ma ordina a George di rimanere dov’è con
l’indice minaccioso.
-Mi chiamo Gloria Duckson, ho un
negozio di tappeti a Butcher Street e un marito.-
-Potremo presentargli mia moglie,
mi chiamo George Penbleton.

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