Sapodilla VIVA VOCE


 

               RITORNA A  SAPODILLA. ilcannocchiale 

                               

A viva voce, legge per voi  Sapodilla

Ascolta

 
                      FICO AMARO

Il fico non ne voleva sapere. Jonni provò a fermarlo inutilmente col forchettino da tutti I lati.

Quel fico troppo maturo sembrava un polipo vivo. Provò a fare qualche incisione col coltellino nella buccia, un fiasco, oltretutto come capita nei ristoranti il coltellino da fico era poco affilato.

Clorinda era nervosa, chiaramente insoddisfatta di come si stavano mettendo le cose. Questo peggiorava la situazione.

Un uomo ha bisogno di una donna responsabile e comprensiva al suo fianco, specialmente quando cerca di sbucciare un fico.

Il tuono non giunse inatteso, era stato preceduto da lampi.

-A questo punto credo che la nostra storia non abbia un futuro-, disse calma Clorinda.

Per una volta  tanto Jonni prese le cose nel verso giusto.

Prese il fico con la mano e se lo mise in bocca intero con la buccia. Strofinò la mano sulla manica della camicia, dopo essersi lavate le dita  nel bicchiere del vino.

 Ruppe il bicchiere dell'acqua col cucchiaio per attirare l'attenzione del cameriere. Voluttuosamente masticando il fico gridò

- Avete mica un bel pezzo di pecorino romano? quello con la lacrima. - 

RITORNA A  SAPODILLA.ilcannocchiale 

    lA VETRINA DEI LIBRI. Due mesi fa    

George attraversa la strada con l’aria infastidita e perplessa: due lunghe gambe femminili, e la brunetta a cui appartengono, gli occupano la vetrina del suo negozio di libri, e così per dare uno sguardo alle novità letterarie dovrà aspettare che l’intrusa se ne vada. Prova a lanciarle sguardi minacciosi e intimidatori  riflessi dalla vetrina. Le gambe della brunetta non sono male. I piedi forse un poco grandi, chi sa per quale motivo si pretende che le brunette alte abbiano i piedi piccoli come cinesine. Il sedere le riempie tutta la gonna ma non sembra abbastanza rotondo. La brunetta non pare affatto spaventata, ma piuttosto presa dai libri esposti, non si muove di lì anzi si porta un dito alle labbra con fare dubbioso  e piega una gamba.. Ha polpacci robusti quasi da atleta, ma la gamba nel complesso può continuare a essere definita elegante. La giacca a quadretti  le sta stretta sulle spalle, potrebbe essere una appassionata di nuoto. Altro per ora non si vede, nel complesso la figura è gradevole, niente grasso eccessivo. A sorpresa la brunetta si volta, schiude le labbra appena troppo larghe, spalanca gli occhioni neri, china un poco la testa di lato e gli sorride interrogativa, mostrando due file di coralli bianchi.

-Se crede di fare lo squalo con me, avrà vita dura. - Pensa George.

Lei insiste a sorridere tra il compatito e l’ironico.

Il suo seno è teso e alto sotto la camicetta, ma potrebbe essere merito del reggiseno.  La brunetta si avvia con un dondolio impercettibile e George pensa che finalmente può godersi la sua vetrina di libri, ma la brunetta è piena di sorprese, prima di scendere il gradino del marciapiede per andare dall’altra parte si volta ancora a guardarlo.

George sa quando deve cambiare idea, e qualcosa gli dice che negli ultimi tempi ha lasciato troppo spazio ai libri nella sua vita.

La brunetta passa da un marciapiedi all’altro a ogni gradino fa un saltello da bambina che gioca e non bada al resto del mondo. Porta i capelli raccolti dietro e questo le lascia scoperte due deliziose orecchie di color bianco e rosa, passa davanti a una vetrina,  si ferma a guardare una camicetta di pizzo bianco.  George colto di sorpresa fa un giravolta con indifferenza e si ferma a qualche distanza.. Lei continua a godersi la sua camicetta di pizzo bianco e si porta ancora il dito dubbioso sulle labbra. Le dita sono affusolate, le unghie smaltate  di rosso lucente. George decide che può perdonarle questo vezzo del dito alle labbra.

La brunetta si riavvia con aria malinconica. George sa quando una cosa deve essere decisa, entra nel negozio e ne esce con una piccola scatola rettangolare. Accidenti non immaginava che le camicette di pizzo costassero tanto, ecco perché le donne sono sempre così nervose e scontente. Con aria irrequieta George scruta l’orizzonte, la fortuna aiuta gli audaci, la brunetta è in vista . Si prosegue. Lei ora entra in un portone ma prima si è voltata a lanciargli un lungo sguardo.

-Quale è il tuo gioco bambola?- pensa George disgustato.- Forse ora mi chiederai i soldi per compare le medicine alla povera zia malata?-  La brunetta apre il cancello in ferro battuto dell’ascensore e rimane in attesa di George entrato nel portone.

-Dove andiamo?-

-All’ultimo piano naturalmente.-

George ha un tamburo nello stomaco.

Ultimo piano. E’ il piano del tetto, non c i sono porte di appartamenti. I due si fronteggiano, la brunetta gli prende decisa la scatola rettangolare.

-Perché mi tremano le dita?- pensa George mentre la scatola gli scivola via.

-Non so se è la misura giusta.-

-Siamo qui per provarla.-

Si toglie la giacca a quadretti  e glie la allunga.  Poi si sfila la maglietta con l’ippopotamo rosa e la mese sul suo braccio sopra la giacca. Il reggiseno nero non sembra avere problemi particolari con la brunetta, le sue spalle sono larghe al naturale non ci sono spalline nella giacca, si vedono le scapole in risalto . Le braccia sono tornite ma forse non all’altezza delle gambe, i gomiti un poco ruvidi. Ma le mani promettono giardini di delizie: bianche sul dorso, il palmo appena sfumato di rosa, le lunghe dita morbide e tenere.  La brunetta ha finito di spogliarsi e apre la scatola, lasciando George un poco deluso ma tutto sommato soddisfatto di come si mettono le cosa. Lei indossa la camicetta nuova e mette la sua maglietta nella scatola, fa una giravolta e  lancia la scatola, che George afferra la volo  con qualche incertezza per la difficoltà di guardare lei e la scatola allo stesso tempo.

La brunetta riapre la porta dell’ascensore. I due scendono. Accade l’incredibile. La brunetta volta le spalle a George, si solleva la gonna, si china e si abbassa le mutande rosa.

-Guardare ma non toccare-, dice lei decisa.

Le mutande sono lunghe al ginocchio e ricamante, tipo Pellegrina del Mayflower. George è in preda all’incantesimo, capisce che la gonna aderente le appiattiva ingiustamente il sedere.

-Dio mio, è tondo come il sole.- Pensa.

Quanto alle cosce, George non ricorda pollastra che ne avesse di migliori.

I due ora sono sul portone. La brunetta si avvia fuori ma ordina a George di rimanere dov’è con l’indice minaccioso.

-Mi chiamo Gloria Duckson, ho un negozio di tappeti a Butcher Street e un marito.-

-Potremo presentargli mia moglie,  mi chiamo George Penbleton.

RITORNA A  SAPODILLA.ilcannocchiale